Ibla, il centro storico della città di Ragusa, ha origini antichissime; colonizzata da numerose popolazioni, assorbì varie culture e stili, di cui rimangono preziosi frammenti di architettura tardogotica e rinascimentale. Dopo il terremoto del 1693, è stata ricostruita in stile barocco, che si manifesta nei ricchi palazzi e nelle splendide chiese, immobili sentinelle poste a cucire il passato col presente. Ultimamente Ibla è stata oggetto di attenzione da parte dell'Unesco, al fine di inserirla tra i beni culturali ed architettonici nel patrimonio mondiale. Accanto alla Ibla monumentale rimane sconosciuta un'Ibla semplice, che viene a volte dimenticata ma che ha un'enorme importanza se si vuol capire la sua vera anima. Vive in un silenzio senza tempo; sperduta in un numero inverosimile di vicoli, di scale che si addentrano e spariscono come per gioco; è caratterizzata da una struttura medievale, da stradine lastricate con basole di calcare, da stupende fontane settecentesche che si vedono all'improvviso in alcuni incroci, da antichi mascheroni, dalle edicole sacre. Basta fare pochi passi per sentirsi trascinati indietro nel tempo: i tetti delle case quasi si toccano in muto raccoglimento, i gradini si arrampicano, si intersecano circondati da finestre fiorite e da porte socchiuse. Il paesaggio sembra ripetersi nelle caratteristiche essenziali ma ogni casa, ogni scala, ogni angolo ha qualcosa di nuovo e di diverso, sta a noi riuscire a decifrare sei secoli di storia. Non tutti riescono a cogliere quest'atmosfera: da troppo tempo i nostri occhi sono abbagliati dalla luce dei neon, le nostre orecchie sono colme dei rumori del progresso, le nostre sensazioni sono teleguidate dalle violenze dei mass-media; e gli occhi non riescono più a commuoversi per un luccichio di candele e le orecchie non ascoltano un lontano ritmato di campane. L'anima di Ibla è ancora nascosta, misteriosa: forse il fascino delle cose antiche consiste proprio in questa impossibilità di decifrarle, o forse il senso di queste emozioni esiste solo dentro ognuno di noi, basta solo indagare, sarà un tentativo per studiare se stessi e per scoprire i percorsi della nostra anima. Non si può non amare Ibla.
M. Francesca Maggiore

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